
Crederci ancora: tra calendario, ambizione e quel filo sottile chiamato Champions
La cosa più sorprendente, alla fine, è che questa Roma sia ancora lì. Non perfetta, non continua, spesso contraddittoria. Ma viva. E soprattutto ancora aggrappata a un’idea che sembrava sfumata: la Champions League.Perché sì, nonostante tutto, la Roma ci crede.
Ci crede Gian Piero Gasperini, che ha alzato l’asticella quando forse era più facile abbassarla. Ci crede una squadra che ha alternato picchi e cadute, ma che non ha mai smesso davvero di guardare avanti. E ci crede un ambiente che, tra critiche e dubbi, continua a intravedere uno spiraglio.
Il punto è proprio questo: lo spiraglio esiste.
Il calendario può diventare un alleato, gli incroci delle altre possono riaprire giochi che sembravano chiusi. Ma il vero nodo resta uno solo: la Roma. Perché prima degli altri, deve battere sé stessa. Deve ritrovare quella continuità che è mancata nei momenti decisivi. Deve trasformare l’ambizione in risultati concreti.
Non ci sono più margini di errore. Lo sa l’allenatore, lo sa il gruppo. Ogni partita da qui alla fine pesa il doppio, forse il triplo. Non è più tempo di promesse, ma di risposte.
Eppure, dentro questa corsa un po’ folle, c’è qualcosa che tiene tutto insieme: la convinzione. Quella che, anche quando la classifica si è complicata, non è mai sparita del tutto. Perché in fondo questa squadra ha deciso da sola il proprio obiettivo, senza che fosse imposto dall’alto.
E allora sì, la Roma ci crede davvero.
Ci crede perché il traguardo è difficile, ma non impossibile. Ci crede perché il finale di stagione può ancora cambiare la narrazione. E ci crede perché, in un’annata piena di contraddizioni, sarebbe quasi coerente chiuderla con un colpo di scena.
Adesso, però, servono fatti.
Perché credere è fondamentale. Ma senza vincere, resta solo un’illusione.
