Boniek: “Mai stato contattato dalla Roma. Ma mi piacerebbe tornare, potrei dare una mano”

In queste settimane, oltre che di Totti, si è parlato molto anche di Zibi Boniek come possibile ingresso in società per aiutare Mourinho e la dirigenza giallorossa. L’ex campione polacco è intervenuto a Radio Romanista, queste le sue parole:

Quali sono gli ultimi impegni avuti nel tuo ruolo? Cosa fa un vicepresidente Uefa?
“Non è un ruolo amministrativo ma di riconoscenza, mirato a rappresentare Uefa. Un premio alla carriera, sabato ero a Buenos Aires perché c’era Boca Juniors-Az Alkmaar e sono andato come rappresentante Uefa. C’è sempre qualcosa da fare anche se questo ruolo non mi disturba affatto, è una bella cosa essere vicepresidente e rimarrò fino al 2025, poi non mi ricandiderò”.

Hai tempo per vedere la Roma?
“Vivendo nell’ambiente romano ho sempre tempo per vedere e parlare di Roma, ho un sacco di amici sia romanisti che laziali”.

Dove collochi la Roma quest’anno?
“Le squadre vanno costruite, non comprate. Anche perché credo che la Roma credo abbia un organico più forte di Salernitana e Verona. Non siamo più forti di Inter e Milan, ma poi bisogna giocare, bisogna avere schemi, bisogna avere tanti componenti. Come organico credo che siamo da primi 5 posti. Sono preoccupato per gli infortuni che sono tutti muscolari, se l’allenatore poi non può schierare la squadra più forte è difficile. Non siamo partiti molto bene, bisogna vedere come renderanno durante l’anno”.

Su Dan Friedkin.
“Non poteva non essere nel board dell’ECA, è l’unico che può andare a prendere i calciatori con l’aereo privato. Dopo la sfortunata trasferta con il Siviglia sono tornato insieme a lui. Non ho mai avuto colloqui per un mio eventuale inserimento in società. Sarebbe una cosa molto bella ma non ho mai parlato con nessuno, e queste voci mi danno fastidio”.

Mou ha detto che avrebbe bisogno di una figura che lo affianchi e tu sei un nome di prestigio.
“Non penso che sarei un peso per qualcuno, potrei dare una mano. Oggi come oggi avendo a disposizione tanti impegni, avere persone fidate in più pronte a lavorare e confrontarsi fa sempre comodo per fare scelte giuste”.

I rapporti tra Mourinho e Uefa non sono dei migliori adesso.
“Lui si è un po’ risentito dopo la partita contro il Siviglia. Forse ha anche ragione. Al di là di tutto, siamo tutti un po’ tifosi, la Roma dopo 20 minuti aveva 4 ammoniti e questo è stato lo sbaglio più grande di Taylor. Se dopo così poco tempo ammonisci così tanti calciatori significa che li hai un po’ bloccati anche mentalmente perché qualsiasi fallo potrebbe farli giocare in inferiorità numerica. Poi il rigore. Penso però, e non mi riferisco a Budapest, che questo nervosismo dimostrato in campo dai calciatori e da qualcuno dello staff non aiuti la squadra”.

Ti è sembrato di vedere un Mourinho e una panchina diversi in questo inizio di stagione?
“Penso che non sia cambiato Mourinho, ma le cose intorno a lui. È il suo ultimo anno di contratto e non si è ancora incontrato con la società. Noi lo guardiamo in maniera diversa speculando su quello che potrebbe succedere, ma non penso che lui sia cambiato: è sempre il solito bravo, esigente e furbo. Sono cambiare le circostanze intorno a lui”.

Si riesce a lavorare bene con il contratto in scadenza?
“A marzo o aprile credo sia il periodo in cui la società può scegliere se continuare insieme o dividersi da Mourinho. Non ho mai capito perché nel calcio è sempre esistita questa storia dei contratti di 3/4 anni per far star tranquilli i calciatori. Lui sta facendo bene in Europa e per i sold out, ma non serve parlare con largo anticipo del contratto. I Friedkin hanno una mentalità americana, a loro piace ogni 3/4 anni rinnovare il management. Sono dirigenti davvero validi. Abbiamo Mourinho, che è uno dei migliori allenatori. Penso che a marzo possano iniziare i colloqui per discutere di un nuovo contratto, ma bisogna vedere cosa vuole fare Mourinho, perché non credo che gli arabi non lo abbiano contattato. Lui vuole onorare il suo contratto, speriamo di qualificarci in Champions o di vincere la Coppa Italia”.

Quando Mourinho dice di sentirsi solo, cosa dovrebbe fare di più Dan Friedkin?
“Domanda difficile, forse da questo punto di vista servirebbe qualcuno vicino con il quale confrontarsi, andare a cena. Il calcio è anche dialogo, scambio di opinioni. Mi dispiace che si senta solo, io sono qua a Roma. Se vuole andare a cena basta una telefonata”.

Anche Tiago Pinto è in scadenza.
“E non solo, anche altre figure non di rilievo ma che sono molto importanti per la società. È il modo di lavorare dei Friedkin e io lo appoggio, bisogna sempre sentirsi in prova”.

Su Lukaku.
“C’è un problema: io sono innamorato di Lukaku. Ma tra poco c’è la pausa di Natale, poi lui andrà via perché venuto in prestito secco. Difficile innamorarsi di un giocatore che farà 7/8 mesi, anche se in 20 minuti ha fatto vedere la sua classe e mi ha impressionato che dal punto di vista fisico stesse meglio di molti altri”.

Oltre Lukaku ti ha colpito qualche altro arrivo?
“Sono tutti bravi calciatori, nessuno di loro è un crack ma hanno riempito il gruppo squadra e possono dare la possibilità a Mou di fare molte scelte. Aouar, Sanches, Ndicka e Azmoun possono dare una gran mano. Si dice che la squadra è stanca per troppi impegni ma noi facevamo 50 partite all’anno senza ricambi, loro possono farlo con 20/25 elementi. Ritengo che i giocatori forti abbiano bisogno di stimoli, chi sostiene che le coppe distraggano i calciatori sbaglia. Un calciatore forte ha bisogno di competizione, di essere sul pezzo e di giocare sempre. Con 25 giocatori se giochi solo in campionato non riesci a dare possibilità la tutta la rosa”.

Che ne pensi di Pogba?
“Mi dispiace, mi verrebbe da fare una battuta ma lasciamo stare… c’era già qualcun altro della Juventus fermato per doping. Ma lasciamo stare. Non mi dispiace per il calciatore, mi auguro che sia stato uno sbaglio altrimenti sarebbe molto triste. Quando parlo della Juventus poi si arrabbiano, io gli dico sempre: “Signori, io ho finito la mia carriera a Roma, sono rimasto a Roma, se sono romanista dovete accettarlo. Se se la prendono è un problema loro”.

Un commento su Zalewski?
“Zalewski sta crescendo, sicuramente sta andando avanti. Deve essere severo con se stesso e migliorare con la forza fisica. Nei contrasti cerca spesso il fallo, non deve farlo. Ha buone qualità tecniche, una buona gamba e può fare meglio. Poi è innamorato della Roma, è romanista e ha le qualità per dare molto alla società. Glielo auguro perché è un bravo ragazzo e gli voglio bene. Deve continuare però a chiedere di più a sé stesso per migliorarsi sempre”.

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