La Roma ora sbanda. Sei gol in cinque giorni, la squadra ha perso stabilità

Si è spezzata la Roma. Tagliata in due, lunga e lenta, poco compatta nel difendere. Sei gol subiti in cinque giorni contro avversarie di livello inferiore sono una sirena accesa: è saltato improvvisamente l’equilibrio. Come riferisce il Corriere dello Sport, a Razgrad la squadra non è crollata come a Udine, anzi nel complesso avrebbe magari meritato il pareggio come sostiene Mourinho, ma non ha perso per caso. Dal redivivo Pereyra Nonato, un brasiliano al debutto assoluto, chiunque in questo momento è in grado di banchettare nell’area di rigore romanista.

Fino alla scorsa settimana, la stabilità difensiva era il punto di forza. Il postulato di esistenza. La capacità di tenere a distanza i pericoli era stata la risorsa principale del trionfo di Tirana e aveva dato conferme anche nelle prime quattro partite di campionato, quando Rui Patricio era stato battuto soltanto da una punizione favolosa di Vlahovic. Ma l’assist involontario di Karsdorp Udogie, che ha orientato la partita di domenica scorsa, ha stravolto ogni valutazione e ogni certezza.

La Roma oggi non è nelle condizioni – fisiche, tattiche, psicologiche, boh – di sostenere tre attaccanti più uno o due esterni di fascia che spingono e una coppia di mediani che, per le stesse preferenze di Mourinho, non è ben assortita: Cristante Matic, nei progetti estivi, avrebbero dovuto alternarsi affiancando Wijnaldum, mentre nell’emergenza-infortuni si sono trovati sempre fianco a fianco. Alla lunga è un difetto che si paga in termini di qualità della manovra e di velocità nei ripiegamenti.

Lorenzo Pellegrini da capitano si fa portavoce dell’umore dello spogliatoio: “Siamo stati poco cinici. Mi sembra sia stato questo il principale problema, più degli errori difensivi. E’ un momento così, ci mancano anche dei giocatori importanti, ma dobbiamo ricompattarci: anche l’anno scorso abbiamo incontrato delle difficoltà e poi ne siamo usciti”. La ricetta di Pellegrini è semplice: “Continuare a lavorare, con l’entusiasmo di sempre. Sappiamo che la Roma deve fare di più. Ripartiremo con una vittoria già lunedì a Empoli”.

Le note positive della serataccia bulgara vengono da Paulo Dybala, sempre al centro del gioco e sempre pronto a disegnare calcio, e soprattutto da Eldor Shomurodov, l’esubero certificato che per una notte ha scoperto il gusto di essere importante. Per sua sfortuna il gol del pareggio, celebrato con le mani che tappano le orecchie per difenderle dai fischi dei tifosi, è stato vanificato dalla successiva bambola difensiva. Ma almeno è un segnale forte che arriva da un professionista serio, al quale il bollino di bidone di mercato non piace proprio.

Contro il Ludogorets, anche prima del gol, Shomurodov è sembrato molto più brillante di Belotti, che dalla sua ha un alibi inconfutabile dopo la prima partita da titolare: per aiutare la Roma ha dovuto giocare con pochissima benzina nelle gambe, pochissimi allenamenti collettivi. Crescerà: auspicabilmente, insieme alla squadra che adesso si è smarrita dentro a dubbi imprevisti.

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